preghiera di abbandono scritta da Carlo de Foucauld

Padre mio,

io mi abbandono a te,
fa di me ciò che ti piace.

Qualunque cosa tu faccia di me
Ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto.
La tua volontà si compia in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.

Affido l’anima mia alle tue mani
Te la dono mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore
perché ti amo,
ed è un bisogno del mio amore
di donarmi
di pormi nelle tue mani senza riserve
con infinita fiducia
perché Tu sei mio Padre.

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Atto di abbandono di don Dolindo Ruotolo

Perché VI CONFONDETE AGITANDOVI?

Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà.

Vi dico, in verità, che ogni atto di vero, ricco e completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose.

Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi.

E’ cambiare l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero dalla tribolazione e rimettersi a me perché io solo operi, dicendo: pensaci Tu. E’ contro l’abbandono la preoccupazione, l’agitazione e il volere pensare alle conseguenze di un fatto.

E’ come la confusione che portano i fanciulli, che pretendono che la mamma non pensi alle loro necessità, e vogliono pensarci essi stessi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro. Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e lasciatemi lavorare, chiudete gli occhi e pensate al momento presente, stornando il pensiero dal futuro come da una tentazione; riposate in me credendo alla mia bontà e vi giuro che per il mio amore che, dicendomi, con queste disposizioni, pensaci tu, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco.

E quando debbo portarvi in una vita diversa da quella che vedete voi , io vi addestro, vi porto nelle mie braccia, vi faccio trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, dall’altra riva. Quello che vi sconvolge e vi fa male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo ed il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge.

Quante cose io opero quando l’anima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me dicendomi: pensaci tu!, e chiude gli occhi e riposa.

Avete poche grazie quando vi assillate per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me. Voi, nel dolore, pregate perché io operi, ma perché io operi come credete….

Non vi rivolgete a me, ma volete che io mi adatti alle vostre idee, non siete infermi che domandano al medico la cura, ma gliela suggeriscono. Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: sia santificato il tuo nome, cioè sii glorificato in questa mia necessità, venga il tuo regno, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo; sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra, cioè disponi tu in questa necessità come meglio ti pare, per la vita nostra terrena e corporale.

Se mi dite davvero: sia fatta la tua volontà, che è come dire: pensaci tu, io intervengo con tutta la mia onnipotenza e risolvo le situazioni più chiuse. Ti accorgi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: sia fatta la tua volontà, pensaci tu! Ti dico che io ci penso e che intervengo come medico e compio anche un miracolo, quando occorre. Vedi che la situazione peggiora? Non ti sconvolgere; chiudi gli occhi e dì: pensaci tu! Ti dico che io ci penso, e che non c’è medicina più potente di un mio intervento d’amore.

Ci penso solo quando chiudete gli occhi.

Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare e vi abbandonate così alle forze umane e peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E’ questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come io desidero da voi questo abbandono per beneficiarvi e come mi addoloro nel vedervi agitati!

Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda alle iniziative umane; confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io faccio miracoli in proporzione del pieno abbandono a me, e del nessun pensiero di voi. Io spargo tesori di grazia quando voi siete nella piena povertà. Se avete vostre risorse, anche poche, o se le cercate, siete nel campo naturale e seguite quindi un percorso naturale delle cose che è spesso intralciato da satana.

Nessun ragionatore ha fatto miracoli, neppure tra i Santi. Opera divinamente chi si abbandona in Dio.

Quando vedi che le cose si complicano, dì con gli occhi dell’anima, chiusi: Gesù, pensaci tu! Fa così per tutte le tue necessità! Fate così tutti e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli! Ve lo giuro per il mio amore.

 

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la grazia presuppone la natura e la perfeziona

dice San Tommaso

la grazia presuppone la natura e la perfeziona
http://www.cristianocattolico.it/catechesi/spirito-santo/la-grazia-presuppone-la-natura-e-la-porta-a-compimento-prima-parte.html

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preghiera , “Signore fammi vivere la tua umanità nella mia umanità

“Signore fammi vivere la tua umanità nella mia umanità
così come la vissero Pietro, Giacomo, Giovanni;
fammi intimo della tua intimità,
del Tuo pensiero, della Tua memoria, della Tua carne, dei Tuoi sentimenti e dei Tuoi sensi,
guarisci la mia umanità da tutte le sue ferite,
anche quelle nascoste che io non vedo ma che mi impediscono di amarTi
e di amare i santi nel Tuo amore (Sl 16,2-3);
scardina i sigilli del peccato,
i nuclei di morte,
le dipendenze,
le immaturità,
fammi fare l’esperienza della potenza della Tua Resurrezione,
rendimi vivo e ponimi nella gioia!
Dissipa le mie paure ed i miei fantasmi e riempimi del Tuo Spirito.
Donami di essere Chiesa e di sentirmi Chiesa
e con Te e per Te dare la vita per essa
servendo sempre i miei fratelli.
Donami di seguire i tuoi passi
i tuoi umani passi
per percorrere la Via della vita. Amen!”

da http://www.cristianocattolico.it/catechesi/spirito-santo/la-grazia-presuppone-la-natura-e-la-porta-a-compimento-prima-parte.html

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preghiera per le persone difficili da fare la notte

Buon Gesù,
Tu hai trascorso lunghe ore della notte in preghiera con tuo Padre:
io ti chiedo,
in particolar modo per i meriti che ci hai guadagnato
durante la notte della tua Passione nell’Orto degli Ulivi,
per il sudore di sangue,
per i dolori interiori del tuo Sacro Cuore e
per i dolori fisici delle benedette piaghe del tuo corpo,

di toccare con il tuo amore misericordioso (nome) che in questo momento sta dormendo,e
di fargli/le sentire che
Tu lo/la ami più
di quanto lui/lei immagina.
Amen. 
Padre Dario Betancourt

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Vangelo di Giovanni, capitolo 4

Gesù dai Samaritani

[1]Quando il Signore venne a sapere che i farisei avevan sentito dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni [2]- sebbene non fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi discepoli -, [3]lasciò la Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea. [4]Doveva perciò attraversare la Samaria. [5]Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: [6]qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. [7]Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere». [8]I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. [9]Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. [10]Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva». [11]Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? [12]Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?». [13]Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; [14]ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». [15]«Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». [16]Le disse: «Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui». [17]Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene “non ho marito”; [18]infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». [19]Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta. [20]I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». [21]Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. [22]Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. [23]Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. [24]Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». [25]Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa». [26]Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».

[27]In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». [28]La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: [29]«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». [30]Uscirono allora dalla città e andavano da lui.

[31]Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». [32]Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». [33]E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?». [34]Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. [35]Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che gia biondeggiano per la mietitura. [36]E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. [37]Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete. [38]Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».

[39]Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». [40]E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. [41]Molti di più credettero per la sua parola [42]e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

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poesia

Ho conosciuto un uomo.

In questi giorni
ho conosciuto un uomo.

Provo a raccontarvi
cioè che non si può raccontare con parole .

E’ consapevole che la vita
è un dono, ed è grato ai suoi genitori che hanno riscaldato le lenzuola
e lui è nato.
Li nomina spesso
e spesso pensa a loro
con gratitudine.

La vita è un dono e da lui
zampilla una fonte di gioia che trabocca
e sparge allegria dappertutto.

Non sa cosa gli succederà domani,
fra una settimana, un mese,
un anno.
Non gli importa neanche.
Non sa cosa gli succederà fra dieci minuti
e tutto gli va bene.
Se venisse la morte gli va bene ,
perché ha vissuto.
Persino le particelle invisibili di acqua
lo conoscono. Quando le incontra le saluta
e loro lo salutano.
Con gioia.

Si è fatto tutto a tutti,
senza sforzo,
per scelta e non per costrizione.

Non mi mancherà
perché non è andato via.
E’ qui,
nella rugiada,
nel seme che cresce,
muore in inverno,
ricresce in primavera.
E’ nell’albero,
che parla con i fratelli,
stringe le mani al caldo del suolo,
offre riposo al falco e al colombo.
E’ nelle piccolissime goccioline d’acqua invisibili,
che salgono e poi scendono per dare nuova vita.

Si perdona
affinché la sua vita
continui a rimanere il dono,
che ha ricevuto.

Non vuole insegnare,
forse imparare.
Perché è curioso senza volerlo.

Gli piace il vino,
quando c’è, se c’è.
Gli riporta alla memoria
chi ha camminato prima di lui,
con meno mezzi,
ma con lo stesso coraggio.

Sono gli antenati conosciuti
o solo menzionati intorno al fuoco
da chi c’era.
Li vede , li sente, cammina con loro
e loro con lui.
Reciprocamente grati camminano.

Non ha paura.
Quasi mai.
Perché ha una Madre che si occupa di lui.

Va, per le strade del mondo,
cantando.
30 agosto 2015

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laudato si’ papa Francesco

Lettera Enciclica Laudato si’ del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune

Fai clic per accedere a papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si_it.pdf

Permacultura 01 031

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invochiamo lo Spirito Santo

invochiamo lo Spirito Santo

un insegnamento di padre Gasparino

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fate una vita di preghiera

UNA VITA DI PREGHIERA

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