Non soffro più, non amo più: l’epitaffio della vita meccanica

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Siamo finalmente riusciti a fare quello che generazioni di poeti e amanti traditi hanno sognato per secoli: abbiamo trovato la cura per il mal d’amore. Abbiamo rimosso il rischio, il rifiuto e quel senso di vertigine che toglie il fiato.

Ma il prezzo dell’operazione è stato altissimo. Per non soffrire più, abbiamo smesso di amare. E per smettere di amare, abbiamo dovuto rinunciare alla vita stessa.

L’amore come algoritmo: la fine dell’imprevisto

Oggi l’incontro con l’Altro non è più un evento del destino, ma una procedura tecnica. Come analizzato da Michel Houellebecq ne Le particelle elementari, l’umanità sembra avviata verso un destino di atomizzazione, dove il desiderio è svanito dietro la meccanica dei corpi e la biochimica. Se il partner è un insieme di dati che deve “matchare”, l’altro smette di essere una persona e diventa un prodotto. I prodotti non si amano: si consumano e, al primo attrito, si sostituiscono.

La nuda vita e l’assenza di legami

Il filosofo Giorgio Agamben ci mette in guardia sulla distinzione tra la “vita biologica” e la “vita qualificata”. Eliminando l’amore per non soffrire, ci riduciamo alla nuda vita: macchine che respirano e funzionano, ma prive di biografia.

Paradossalmente, oggi sentiamo la mancanza di quel “legame” viscerale che ci tiene uniti all’altro. Ricordate il film “Legami!” di Pedro Almodóvar? Il gesto estremo di legare l’amata (Banderas) non era sadismo, ma il tentativo disperato di creare una connessione reale in un mondo che scivola via. Ma oggi, quel Banderas è invecchiato e non arriva più. Siamo rimasti liberi, sì, ma liberi come polvere nel vuoto. Aspettiamo un evento, una passione, un legame forte, ma l’attesa è diventata sterile: è un’attesa di Godot, dove l’amore è promesso ma non si presenta mai, perché abbiamo rimosso le condizioni stesse per accoglierlo.

La vita come manutenzione

Senza l’imprevisto dell’amore, la vita si trasforma in un compito tecnico. Ci occupiamo della salute, della carriera e dell’efficienza per far durare la macchina il più a lungo possibile. Tuttavia, una macchina non vive: funziona. La vita è disordine, rischio e batticuore; la funzione è ordine, controllo e silenzio emotivo.

Abbiamo scambiato l’anima con la sicurezza. Ma una vita senza ferite è una vita che non è mai stata realmente toccata da nessuno.


Per approfondire: Piccola biblioteca del disincanto

  • Michel Houellebecq, Le particelle elementari. Il ritratto definitivo della riduzione dell’uomo a materiale biologico.
  • Giorgio Agamben, Homo Sacer. Per comprendere come la nostra esistenza rischi di ridursi a “nuda vita”.
  • Byung-Chul Han, L’agonia dell’Eros. Come la società della prestazione ha ucciso la capacità di incontrare l’Altro.
  • Eva Illouz, Perché l’amore fa male. Uno studio su come il capitalismo ha trasformato i sentimenti in un mercato freddo.
  • Pedro Almodóvar, Legami! (Átame!), 1989. La necessità paradossale di essere “trattenuti” per esistere.
  • Samuel Beckett, Aspettando Godot. La metafora di un’umanità che aspetta un senso (o un amore) che non arriva mai.

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