Il Natale tra luci e scaffali
In molte parti del mondo, dal primo al quinto mondo, il Natale è diventato la più grande occasione di consumismo ossessivo. Gli scaffali si riempiono di alberi veri o di plastica, luci sfavillanti, addobbi, presepi in ogni materiale possibile. Si comprano maglioni, scarpe, articoli in pelle, elettronica, frigoriferi e televisori enormi. Anche il più intimo dei piaceri personali viene trasformato in oggetto da aggiornare: il vecchio vibratore viene sostituito da quello “alla moda”, più performante e nuovo.
Numeri che raccontano il consumo
Circa 2,6 miliardi di persone celebrano il Natale nel mondo, ovvero circa un terzo della popolazione globale. Le vendite legate al Natale e al periodo festivo raggiungono cifre astronomiche: oltre un trilione di dollari, con picchi tra novembre e dicembre.
A livello individuale, in molte nazioni la spesa media per i regali si aggira intorno ai 130 dollari e oltre, con differenze notevoli da paese a paese. In Italia, ad esempio, il giro d’affari natalizio stimato si avvicina ai 9,5 miliardi di euro, con una spesa media di circa 250 euro a persona solo per i regali.
Il Natale moderno è una macchina economica complessa: la produzione, la distribuzione e le campagne promozionali iniziano mesi prima della stagione festiva, trasformando la celebrazione religiosa in un fenomeno culturale e commerciale globale.
E per i bambini più poveri del mondo?
Mentre nelle società ricche Natale porta montagne di acquisti, per centinaia di milioni di bambini nel mondo il Natale non è festa ma sopravvivenza. Oltre 417 milioni di bambini vivono in condizioni di povertà, privi di nutrizione adeguata, acqua pulita o servizi essenziali. In molte aree, come Repubblica Centrafricana, Niger o Burundi, i bambini conoscono troppe volte la fame, la malattia e l’assenza di opportunità educative.
Immagina il Natale per un bambino in un villaggio rurale senza strade asfaltate, dove il fango si incolla ai piedi perché non ci sono scarpe decenti, e la casa è un riparo rudimentale fatto di lamiera o fango secco. L’acqua va portata per chilometri in brocche sulle spalle, e nutrirsi di un unico pasto al giorno è la regola, non l’eccezione. Per questi bambini, “Natale” non è regali né luci, ma la dura realtà quotidiana.
La spirale del consumo
Ogni anno, navi solcano i mari trasportando oggetti che non servono all’anima, ma soltanto al portafoglio. Ogni oggetto ha una durata sempre più breve, alimentando una spirale che si autoalimenta. Come ha scritto Papa Francesco nella Laudato si’: «Troppi mezzi per pochi e rachitici fini».
Il Natale moderno si è trasformato in una giostra dalla quale è impossibile sottrarsi. Siamo intrappolati dal consumo ossessivo: produzione, trasporto e smaltimento si succedono senza sosta, senza che ce ne accorgiamo.
La lezione della sobrietà
Eppure, la sobrietà non è un concetto astratto. I Padri e le Madri della Chiesa vivevano con pochissimo: una cella, un letto, uno scrittoio, un calamaio, la Sacra Scrittura e una stufa. Non avevano bisogno di accumulare oggetti per sentire il senso della festa.
Il consumismo natalizio moderno può essere paragonato a una sonda che si avvicina al sole: più si avvicina, più il tempo a disposizione si accorcia, fino a sciogliersi senza che gli abitanti della Terra se ne accorgano. Il Natale, così, diventa un momento di distrazione collettiva, dove calore e gioia vengono sostituiti dal solo calore del riscaldamento globale e dal trionfo dell’economia.
Il vero spirito del Natale
I teologi, invece, non fanno regali né li ricevono. Come diceva Evagrio Pontico:
“Chi è teologo prega veramente, chi prega veramente è teologo.”
Questo non è Natale, ma solo consumismo.
Admin con AI ChatGPT