La Saggezza del Contadino Cinese


Oltre la Dualità di Bene e Male

C’è un’antica storia cinese che, con la semplicità di una parabola, racchiude una delle verità più profonde sull’esistenza: quella della saggezza del contadino. Questo racconto non è solo un aneddoto; è una lezione di vita fondamentale che ci esorta a riconsiderare il modo in cui etichettiamo gli eventi come “buoni” o “cattivi”.

Il Cavallo Perduto e l’Errore del Giudizio

La storia narra di un anziano contadino, la cui vita e quella del figlio dipendevano interamente dal loro unico cavallo. Quando l’animale scappò, i vicini, pieni di compassione, accorsero per consolarlo per la sua “sfortuna”. La risposta del contadino fu laconica, ma rivoluzionaria: “Come fate a sapere se ciò che mi è successo è un bene o un male? Chi lo sa!”

In questa prima reazione risiede il cuore dell’insegnamento. La nostra mente, per sua natura, cerca immediatamente di categorizzare ogni evento per dargli un senso, per tranquillizzarci con una definizione netta. Ma la vita, come una trama complessa, raramente si presta a etichette così immediate.

Pochi giorni dopo, il cavallo tornò, portando con sé un’intera mandria di cavalli selvatici. Quella che era stata una disgrazia si trasformò in un’improvvisa, inattesa ricchezza. I vicini, altrettanto rapidi nel giudicare, si congratularono con lui per la “fortuna”. Ancora una volta, il saggio rispose con lo stesso, disarmante interrogativo: “Come fate a sapere che questo è un bene o un male per me?”

La Caduta e la Prospettiva del Tempo

Il ciclo degli eventi continuò. Il figlio del contadino, nel tentativo di domare uno dei nuovi arrivati, cadde e si ruppe una gamba. I vicini tornarono, ora per esprimere la loro “disgrazia”. Il contadino, incrollabile, mantenne la sua prospettiva: “Aspettiamo e vediamo cosa succederà nel tempo.”

La sua calma non era indifferenza, ma una profonda comprensione della prospettiva temporale. La vera natura di un evento non è mai rivelata nell’immediatezza, ma nel suo impatto a lungo termine.

Mesi dopo, la guerra scoppiò. L’esercito venne al villaggio per reclutare tutti i giovani sani. Tutti partirono per il fronte, tranne il figlio del contadino, che fu risparmiato proprio a causa della sua gamba rotta. La “disgrazia” della caduta divenne la salvezza del ragazzo, mentre l’iniziale “fortuna” dei cavalli portò prosperità finanziaria.

L’Insegnamento Fondamentale: Accogliere Ciò che È

Questo racconto ci offre un antidoto potente alla nostra tendenza a reagire impulsivamente agli eventi. Il saggio contadino non ci invita a essere apatici, ma a coltivare una saggezza emotiva e una neutralità di giudizio.

  1. Non Esaltarsi Troppo: Quando la vita ci sorride, è giusto gioire, ma non dovremmo cadere nell’eccessiva euforia, dimenticando che ogni picco può essere seguito da una valle.
  2. Non Lasciarsi Abbattere: Allo stesso modo, di fronte a ciò che percepiamo come fallimento o tragedia, dobbiamo resistere alla tentazione di etichettarlo come definitivo. Quella che oggi sembra una porta chiusa potrebbe essere la deviazione necessaria per portarci verso un percorso migliore e più sicuro.

La lezione conclusiva del saggio contadino è questa: dobbiamo imparare ad accogliere ciò che è, consapevoli che al di là del bene e del male, tutto potrebbe rivelarsi diverso da come appare.

La vera fortuna non sta negli eventi, ma nella capacità di affrontarli con equilibrio e pazienza, sapendo che l’intera storia si svela solo alla fine.


La lezione conclusiva del saggio contadino è questa: dobbiamo imparare ad accogliere ciò che è, consapevoli che al di là del bene e del male, tutto potrebbe rivelarsi diverso da come appare.

In definitiva, la vera fortuna non sta negli eventi, ma nella consapevolezza che non è importante ciò che ti capita, ma cosa fai con ciò che ti capita. La nostra risposta e la nostra azione trasformano l’evento in esperienza.

La saggezza è nell’affrontare ogni svolta con equilibrio e pazienza, sapendo che l’intera storia si svela solo alla fine. Saper aspettare facendo. Assolutamente sì, è una chiusura eccellente e molto incisiva!

La frase “Saper aspettare facendo” cattura perfettamente l’equilibrio tra la pazienza del saggio contadino e l’azione richiesta dalla vita. Non è un’attesa passiva, ma un’attesa dinamica: si osserva, si riflette, ma si continua a vivere e ad agire nel presente.

Ecco come potresti inserirla nell’articolo (come un piccolo aforisma finale, o chiosa):


(…la conclusione dell’articolo…)

In definitiva, la vera fortuna non sta negli eventi, ma nella consapevolezza che non è importante ciò che ti capita, ma cosa fai con ciò che ti capita. La nostra risposta e la nostra azione trasformano l’evento in esperienza.

La saggezza è nell’affrontare ogni svolta con equilibrio e pazienza, sapendo che l’intera storia si svela solo alla fine.


Chiosa: Saper aspettare facendo.

Questa voce è stata pubblicata in dentro di noi e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento