In Italia il fenomeno dell’abbandono degli uliveti è reale e crescente, specialmente in alcune regioni del Sud come Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia, ma anche in alcune aree del Centro come Toscana e Umbria.
Le cause principali dell’abbandono degli uliveti:
- Scarsa redditività economica:
Il prezzo dell’olio extravergine d’oliva spesso non è sufficiente a coprire i costi di produzione, soprattutto per i piccoli produttori che lavorano in modo tradizionale e su terreni difficili. - Frammentazione della proprietà:
Molti uliveti sono piccoli appezzamenti ereditati e frammentati tra più eredi, il che rende difficile la gestione moderna e l’investimento. - Invecchiamento degli agricoltori:
I giovani tendono ad abbandonare l’agricoltura per cercare lavoro in altri settori. L’età media degli agricoltori italiani è molto alta. - Problemi ambientali e fitosanitari:
In particolare, il batterio Xylella fastidiosa ha devastato milioni di ulivi in Puglia, rendendo inutilizzabili interi oliveti. - Cambiamenti climatici:
Condizioni meteo estreme, siccità e piogge fuori stagione danneggiano la produzione e aumentano i costi. - Burocrazia e mancanza di supporto:
La gestione delle pratiche agricole e l’accesso ai fondi europei è spesso complicata e scoraggiante per i piccoli agricoltori.
Le conseguenze dell’abbandono:
- Perdita di biodiversità e paesaggio:
Gli uliveti abbandonati vengono invasi da sterpaglie e rovi, modificando il paesaggio tradizionale e aumentando il rischio incendi. - Decadenza economica e sociale delle aree rurali.
- Perdita culturale:
L’olivicoltura è parte integrante del patrimonio agricolo e culturale italiano.
Iniziative per contrastare il fenomeno:
- Progetti di adozione a distanza degli ulivi.
- Incentivi per la rigenerazione degli uliveti.
- Sostegno alla filiera corta e al turismo rurale.
- Sviluppo di oli di alta qualità con denominazioni DOP/IGP.
- Coinvolgimento di start-up agricole e giovani agricoltori.