In duemila anni moltissime sono le formule di benedizioni elaborate dalla Chiesa che si rifà a Cristo. Sono formule bellissime. La bellezza sta ovviamente nella fede semplice, matura e genuina che da essa traspare. Alcune sono così semplici che portano pace in chi le pronuncia. Si sente da lontano che hanno una lontano origine e una forza data dal continuo uso. In casi di necessità si può benissimo ricorrere alla propria creatività e inventare sul momento preghiere di benedizione. Dio non guarda alla formula di benedizione in sé, ma alla fede che essa contiene. La fede può essere duplice. Il benedicente e il destinatario. Ma va bene anche quella del solo benedicente. Va bene anche una fede debole. Va bene la fede anche di un incredulo , a volte. Dio farà il resto. Dio guarda il cuore non le formule. Su , coraggio mettiamoci all’opera : benediciamo ciò che vediamo, chi incontriamo. Romani 8,22
“22Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi.23Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.24Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? 25Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
26Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; 27e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.”