Abbandono degli uliveti (articolo con AI)

In Italia il fenomeno dell’abbandono degli uliveti è reale e crescente, specialmente in alcune regioni del Sud come Puglia, Calabria, Basilicata e Sicilia, ma anche in alcune aree del Centro come Toscana e Umbria.

Le cause principali dell’abbandono degli uliveti:

  1. Scarsa redditività economica:
    Il prezzo dell’olio extravergine d’oliva spesso non è sufficiente a coprire i costi di produzione, soprattutto per i piccoli produttori che lavorano in modo tradizionale e su terreni difficili.
  2. Frammentazione della proprietà:
    Molti uliveti sono piccoli appezzamenti ereditati e frammentati tra più eredi, il che rende difficile la gestione moderna e l’investimento.
  3. Invecchiamento degli agricoltori:
    I giovani tendono ad abbandonare l’agricoltura per cercare lavoro in altri settori. L’età media degli agricoltori italiani è molto alta.
  4. Problemi ambientali e fitosanitari:
    In particolare, il batterio Xylella fastidiosa ha devastato milioni di ulivi in Puglia, rendendo inutilizzabili interi oliveti.
  5. Cambiamenti climatici:
    Condizioni meteo estreme, siccità e piogge fuori stagione danneggiano la produzione e aumentano i costi.
  6. Burocrazia e mancanza di supporto:
    La gestione delle pratiche agricole e l’accesso ai fondi europei è spesso complicata e scoraggiante per i piccoli agricoltori.

Le conseguenze dell’abbandono:

  • Perdita di biodiversità e paesaggio:
    Gli uliveti abbandonati vengono invasi da sterpaglie e rovi, modificando il paesaggio tradizionale e aumentando il rischio incendi.
  • Decadenza economica e sociale delle aree rurali.
  • Perdita culturale:
    L’olivicoltura è parte integrante del patrimonio agricolo e culturale italiano.

Iniziative per contrastare il fenomeno:

  • Progetti di adozione a distanza degli ulivi.
  • Incentivi per la rigenerazione degli uliveti.
  • Sostegno alla filiera corta e al turismo rurale.
  • Sviluppo di oli di alta qualità con denominazioni DOP/IGP.
  • Coinvolgimento di start-up agricole e giovani agricoltori.
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L’orto sociale

Primo giorno di lavoro.

Tagliato l’erba. Tagliato i rovi. Non è stato facile. Fa troppo caldo. Bisogna andare la mattina presto.

Ecco le foto di come si presentava stamattina.

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La pace mito (Ramon Panikkar

Protocollo di lettura: la parola mito nel linguaggio tecnico e nel linguaggio di tutti i giorni.Che cosa è un mito? Quanto sono potenti i miti? Perché l’uomo ha bisogno di miti per organizzare la propria vita? La forza archetipica del mito. Gli studi in proposito.          

Dice AI “Un mito è una narrazione simbolica che cerca di spiegare le origini del mondo, della vita, degli dèi, degli uomini e dei valori fondamentali di una cultura. Non va confuso con la “bugia” o la “favola”: il mito è una forma di verità simbolica e archetipica, più che storica o scientifica.

1. Che cosa è un mito?

Il mito è una storia sacra, spesso ambientata in un tempo primordiale, che racconta le gesta di dèi, eroi, creature soprannaturali. Serve a dare significato all’esistenza e a stabilire un ordine nel caos dell’esperienza umana.

Secondo Mircea Eliade, studioso delle religioni, il mito narra eventi fondatori, accaduti in illo tempore (“in quel tempo”), che continuano ad avere effetto nel presente.

2. Quanto sono potenti i miti?

I miti sono estremamente potenti, perché agiscono a livello inconscio e collettivo. Non solo plasmano la cultura, ma influenzano comportamenti, norme sociali, valori morali e l’immaginario di intere civiltà.

  • Sono archetipi, secondo Carl Gustav Jung: modelli fondamentali inscritti nell’inconscio collettivo dell’umanità.
  • Funzionano come mappe simboliche che ci orientano nella vita.
  • Possono persistere anche sotto forme moderne: eroi dei film, narrativa, ideologie politiche.

3. Perché l’uomo ha bisogno di miti?

L’essere umano ha bisogno di miti per:

  • Orientarsi nell’esistenza (domande su morte, amore, giustizia, destino)
  • Costruire identità personale e collettiva
  • Trovare senso in ciò che accade (trasformare il caos in ordine)
  • Ritualizzare passaggi cruciali della vita (nascita, morte, matrimonio)

Senza miti, l’uomo si trova in balìa del vuoto esistenziale o della confusione.

4. La forza archetipica del mito

Un archetipo è un’immagine primordiale condivisa da tutta l’umanità. I miti danno forma a questi archetipi — il vecchio saggio, l’eroe, la madre, il drago, il viaggio.

Queste immagini toccano corde profonde della psiche e hanno un potere trasformativo. Per esempio:

  • Il mito dell’eroe (da Ulisse a Luke Skywalker) è un modello di crescita e trasformazione.
  • Il mito della caduta (Adamo ed Eva, Prometeo) parla dei limiti della conoscenza e delle conseguenze della trasgressione.

5. Studi sul mito

Diversi studiosi hanno analizzato il mito in profondità:

  • Joseph Campbell: nel suo libro L’eroe dai mille volti descrive il “monomito” o “viaggio dell’eroe”, uno schema universale presente nei miti di tutto il mondo.
  • Carl Gustav Jung: parla di archetipi e inconscio collettivo.
  • Mircea Eliade: vede il mito come un ritorno al tempo sacro delle origini.
  • Claude Lévi-Strauss: analizza i miti come strutture logiche della mente umana.
  • James Hillman: esplora i miti in chiave psicologica, vedendoli come personificazioni di forze dell’anima.

I miti non muoiono mai: cambiano forma, si travestono, ma continuano ad agire dentro di noi, come strumenti per comprendere il mistero della vita.

Continu AI : “Raimon Panikkar (1918–2010), filosofo, teologo e mistico indo-catalano, ha riflettuto profondamente sul significato del mito nella vita umana, rifiutando la visione riduttiva e razionalistica che lo considera una “favola per ignoranti”. Per Panikkar, il mito è una via di accesso al reale, non meno vera della scienza o della filosofia, ma più simbolica, intuitiva e sapienziale.

Ecco i punti centrali del suo pensiero sul mito:


1. Il mito come linguaggio del reale

Panikkar afferma che il mito non è né favola né menzogna, ma una forma diversa e profonda di conoscenza. È un linguaggio simbolico che ci permette di comprendere la realtà nella sua dimensione più profonda e interiore.

“Il mito non è una spiegazione del reale, è un modo per viverlo.”

In questo senso, il mito ha valore ontologico (sull’essere), non solo epistemologico (sul sapere): ci dice come stanno le cose, in modo simbolico e partecipativo.


2. Mito, rito e simbolo: la triade dell’esperienza religiosa

Per Panikkar, mito, rito e simbolo sono inseparabili:

  • Il mito narra ciò che accade a livello profondo;
  • Il rito lo rende presente nel tempo e nello spazio;
  • Il simbolo è il ponte tra l’uomo e il mistero, tra visibile e invisibile.

Attraverso questa triade, l’uomo entra in relazione con il sacro, che per Panikkar è una presenza immanente e trascendente allo stesso tempo.


3. Il mito come ponte tra culture

Panikkar, profondo conoscitore sia della cultura occidentale che di quella orientale, vede nel mito un luogo d’incontro tra religioni e civiltà. Il mito è transculturale: non appartiene a una sola tradizione, ma esprime l’umano universale, pur nella diversità delle forme.

Per esempio, accosta miti cristiani, induisti, buddhisti e greci, mostrando come tutti parlino, in fondo, degli stessi misteri fondamentali: la nascita, la morte, la trasformazione, la relazione con il divino.


4. Il mito come esperienza trasformativa

Il mito non va “capito” con la sola mente, ma vissuto con tutto l’essere. È un’esperienza esistenziale e spirituale che può trasformare chi lo ascolta. È uno specchio dell’anima, che ci riflette e ci interroga.

“Il mito è ciò che ci permette di vivere senza pretendere di comprendere tutto.”

Questa visione è molto vicina a quella dei mistici e dei sapienti antichi, per cui il sapere non è dominio, ma partecipazione al mistero.


In sintesi:

Per Raimon Panikkar, il mito è:

  • Reale, ma in un altro modo rispetto alla scienza;
  • Universale, ma incarnato in simboli culturali diversi;
  • Esperienziale, perché va vissuto, non solo compreso;
  • Relazionale, perché ci unisce al divino, al mondo e agli altri;
  • Vivo, e quindi ancora necessario oggi.

Alcuni suoi testi dove approfondisce questi temi (es. Il mito del dialogo, Il silenzio di Dio, La realtà cosmoteandrica).

Raimon Panikkar (1918–2010) è stato un pensatore che ha dedicato gran parte della sua vita a esplorare la dimensione simbolica e mitica dell’esperienza umana, integrando le tradizioni filosofiche e religiose dell’Oriente e dell’Occidente. Per Panikkar, il mito non è una semplice narrazione fantastica, ma una forma profonda di conoscenza che ci permette di accedere a verità esistenziali e spirituali.

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don Paolo , oblato camaldolese (1935-2018)

don Paolo è stato un sacerdote, professore di teologia, un uomo innamorato di Dio:

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un cristiano straordinario George Muller ( 1805-1898)

non conoscevo George Muller : grazie a Padre Gasparino ho conosciuto quest’uomo straordinario

George Muller (1805-1898)

da https://www.evangelici.info/george-muller-1805-1898

“Inviato da alex il Sab, 02/01/2016 – 17:26

Pochi in Italia conoscono un uomo dalla fede gigante, vssuto al tempo di don Bosco e che fece delle cose prodigiose attraverso la sua preghiera: è George Muller (1805-1898) che a Bristol, in Inghilterra, suscitò un movimento di carità per i giovani pari a quello di don Bosco nel suo tempo.

Un giorno dichiarò:

“ho dedicato gioiosamenta tutta la mia esistenza  dimostrare coi fatti quante cose si possono fare attraverso la PREGHIERA e la FEDE”.

La sua fu una dimostrazione concreta, tangibile, fortissima che le promesse di Cristo sulla preghiera non sono parole, ma verità assoluta, e solo chi ha coraggio può verificarle in qualunque tempo.

Ma come ha potuto dimostrarlo?

George Muller passò una giovinezza movimentata: passò nell’alcool, nel gioco d’azzardo e nel vizio tutta l’adolescenza. Si era dato anche al furto: aveva 15 anni quando, spinto a frequentare il corso di preparazione alla Cresima, derubò lo stesso pastore da cui era andato a confessarsi il giorno stesso della confessione.

Condotto da un amico ad un incontro di preghiera, a 20 anni,  rimase profondamente colpito nel vedere un giovane che, in ginocchio, aveva pregato davanti a tuti, e quella volta provò per la prima volta a inginocchiarsi e a pregare.

Per 9 anni lottò contro le sue debolezze, ma la grazia di Dio avanzava in lui a grandi passi.

La preghiera e la Parola di Dio furono i 2 sentieri della conversione. Affascinato dalla Parola di Dio non si staccò più dalla Bibbia: fu un amore travolgente che lo portò totalmente a Dio

Leggeva sempre la Bibbia in ginocchio. La Parola di Dio diventò la sua passione dominante: negli ultimi venti anni di vita riusciva a leggerla fino a 4 o 5 volte l’anno!

Appena convertito emigrò a Londra dalla Germania, poi in India come missionario e qui fondò il suo primo circolo biblico dove ogni giorno con altri studenti dalle 6 alle 8 del mattino si pregava e si studiava la Bibbia, e si riprendeva poi alla sera, per finire a notte inoltrata.

Il suo campo d’azione fu innanzitutto la carità. A Londra aprì la sua prima CASA per BAMBINI ABBANDONATI. Fece nascere dal nulla, una dopo l’altra, cinque grandi opere d’infanzia: salvò dalla strada oltre 10.000 orfani.

Ciò che è commovente è il modo in cui si tuffò in queste imprese di carità. Lo fece poggiando il suo lavoro solo sulla fede e sulla preghiera. Nel vero senso della parola!

Si impegnò a fondare la sua opera unicamente su Dio:

si impegnò a MAI chiedere la carità agli uomini, ma ad affidare soltanto a Dio nella preghiera silenziosa e piena di fede, l’impresa di sfamare, vestire ed educare tutti quei poveri bamibini.

Si impegnò a MAI fare debiti con nessuno: li riteneva contrari all’abbandono nella Provvidenza!

Si impegnò a MAI reclamizzare i bisogni della sua opera: erano tenuti segreti tutti i disagi, solo i suoi collaboratori intimi erano a conoscenza dei gravi problemi economici. E lui giorno dopo giorno, compilava l’elenco dei bisogni dei suoi ragazzi e li affidava alla preghiera fervente e fiduciosa.

Qui viene il bello: annotava con cura ogni cosa che chiedeva alla Provvidenza, precisado con esattezza quando aveva inziato ad affidare a Dio un problema, e annotando con precisione la data in cui la Provvidenza aveva risposto, perché “ringraziare Dio è importante come chiedere”, diceva.

Voleva documentare la potenza della preghiera. Nel suo registro, tenuto con la scrupolosità più assoluta, sono annotati con precisione 50.000 casi di preghiere esaudite!

Scrisse così: “Il primo obiettivo del lavoro che ho nelle mie mani è di condurre quelli che sono deboli nella fede a toccare con mano che l’abbandono assoluto in Dio è una realtà!”. Poi continua così: “non una sola volta Dio mi ha deluso, non una sola volta è mancato cibo o qualcosa di necessario ai miei orfani”.

In una sua preghiera annotò così: “Signore, sono solo un povero uomo, ma ho avuto fiducia in te. Fa che io non sia deluso, che non si dica di me “era solo entusiasmo, perciò non è riuscito”! ”

Ecco una testimonianza scritta:

“sono 50 anni che, per grazia di Dio, io vado avanti abbandonato completamente in Lui. Dio è sempre stato fedele in tutto ciò che mi occorreva. E sono sempre più convinto che è solo attraverso il suo aiuto che sono capace di continuare, perché se fosse per me, anche dopo un’esperienza così lunga di abbandono in Dio, sarei tentato ad abbandonare la mia strada. Ma devo confessare che per 50 anni non mi è venuto, per grazia di Dio, il desiderio di farlo”

Il suo slogan era: “using faith keeps from losing faith”, che si può tradurre così: è praticando la fede che non si perde la fede.

Il suo accanimento nella preghiera costante era fuori dall’ordinario. Nel suo registro annotava tutto. Si legge che certe richieste erano state presentate a Dio con fede per 400 giorni! In un punto si legge che una preghiera era stata fatta per 18 mesi e 10 giorni prima di essere esaudita!

In questo registro ci sono di persone per cui Muller pregò per 4, 5, fino a 10 anni, prima di segnare che la preghiera era stata esaudita. Per 2 persone in lite tra loro preghò la bellezza di 60 anni…60!

Diceva che “i ritardi di Dio sono importanti per noi e per gli altri”.

La sua idea di abbandonarsi totalmente a Dio lo obbligò anche a decidere di non conservare mai del denaro per bisogni futuri, ma di vivere appoggiati a Dio giorno dopo giorno, di non accettare nessun salario come Pastore, e di mai pubblicare i nomi dei benefattori, ma di ringraziarli in privato.

Decise inoltre di non fare mai del torto a Dio privando i suoi ragazzi di qualcosa: se l’opera era di Dio, occorreva che Dio provvedesse anche a qualcosa di più del necessario. Così le costruzioni furono le migliori del tempo, ai bambini fu deciso che fossero provviste 3 paia di scarpe, ai maschietti 3 vestiti e alle bambine 5, la prima lavatrice americana che comparve in Inghilterra era destinata, pensate un po’, proprio ai suoi orfani, pagata dalla Provvidenza.

Ogni anno Muller preparava un rapporto dettagliato di tutto quella che la Provvidenza aveva fatto per i suoi bambini, come documentazione di fede aperto a tutti. Per 60 anni pubblicò questo suo “giornale della riconoscenza”, rendendo grazie fino al centesimo delle meraviglie compiute da Dio attraverso la preghiera fiduciosa.

Diffuse inoltre la parola di Dio distribuendo oltre 2 milioni di Bibbie e 3 milioni di libri di estratti dalle Sacre Scritture.

Tutto ottenuto solo attraverso la preghiera, senza reclamizzare, senza chiedere a nessuno se non con fiducia a Dio. “Mai essere scoraggiati! Anche nelle più tremende difficoltà bisogna abbandonarsi a Dio e usare la potenza della preghiera

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Litanie per chiedere il dono dell’umiltà

Scritte dal Cardinale Merry del Val , che le pregava ogni giorno dopo la celebrazione della santa Messa come ringraziamento alla Comunione eucaristica http://www.gliscritti.it/blog/entry/1899

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“Fratelli Tutti” : cosa dice il teologo Salvarani

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Una bella catechesi sulla preghiera

ho trovato questa bella catechesi sulla preghiera e voglio condividerla con voi

dal sito : http://www.frafelice.it/web/

Dio ha chiamato tutti noi ad essere intercessori,

cioè a pregare per i bisogni degli altri.


Se stiamo alla presenza di Dio e cerchiamo la Sua faccia, tutti possiamo ascoltare la Sua voce e stando vicini al Suo cuore far crescere in noi la compassione per quelli che Gli sono lontani e il bisogno di intercedere per loro. Dobbiamo pregare senza stancarci e attendere con fiducia e pazienza.  La madre di sant’Agostino pregò per ben vent’anni prima di vedere la conversione di suo figlio che divenne tanto innamorato di Dio da divenire uno dei dottori della Chiesa.
La vita frenetica, la fretta a cui ogni giorno siamo sottoposti e a cui siamo abituati, si riflette negativamente sulla nostra preghiera, ma ogni vero intercessore trova il modo di stare davanti a Dio anche a costo di levarsi al mattino di buon’ora o di attardarsi la sera prima di coricarsi.
Bisogna pregare, pregare sempre. Pregare è sempre possibile: È possibile anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. È possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comprate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate (S. Giovanni Crisostomo).
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Matteo 10,8). Amare gli altri senza chiedere né aspettarsi nulla non significa solo che viviamo dando gratuitamente quel che abbiamo gratuitamente ricevuto?
Possiamo amare tutti, chiunque ci sia vicino, chiunque sia anche lontano, chiunque addirittura non abbiamo neanche mai conosciuto, perdonando ogni errore commesso, ogni torto che subiamo, ogni parola di troppo che ci colpisce. Possiamo amare con tutta la nostra fiducia non per averne qualche vantaggio, ma per amore, credendo nel buono presente in ognuno di noi, nel potenziale d’amore a disposizione di tutti. Possiamo amare offrendo comprensione, accettando idee e punti di vista differenti, modi di vivere anche molto lontani dai nostri. Possiamo ascoltare non per essere ascoltati, aiutare non per venire aiutati. Noi abbiamo ricevuto la nostra vita gratuitamente, altrettanto gratuitamente abbiamo la possibilità di dedicarla agli altri.
E lo stesso non vale per il tempo? Lo paghiamo forse? Esso ci è stato dato senza compenso, non dobbiamo pagare nulla per avere le ore di vita che abbiamo.
Diceva Karl Barth: “Dio ha tempo per l’uomo”. Dio ha avuto, ha e avrà tempo per l’uomo. L’unica risposta è che anche l’uomo abbia tempo per Dio.
Gli angeli già stavano andando verso Sodoma per distruggerla, ma Abramo continuò a stare davanti a Dio anche quando la situazione sembrava senza speranza: … ma Abramo rimase ancora davanti all’Eterno (Gn 18,22).
Quando preghiamo dobbiamo ricordarci che Dio è misericordioso. Abramo sapeva che in Dio non c’è ingiustizia: Il giudice di tutta la terra non può fare ingiustizie (Gn 18,25).
Dio continua a perdonare i nostri peccati. Li perdona perché Suo Figlio Gesù ci ha amati tanto da pagare il prezzo del nostro peccato, così da poter dire al Padre: “Salvali perché per loro pago Io!”.
Ha versato la sua vita fino a morire ed è stato annoverato fra i malfattori; egli ha portato il peccato di molti e ha interceduto per i trasgressori (Isaia 53,12).
La vita di Gesù è stata una continua intercessione per i peccatori. Egli li amava e per loro è morto in croce.
Dice la Bibbia: il Signore inoltre si mosse a compassione per Giobbe, mentre costui pregava per i suoi amici, e gli rese il doppio di tutto quello che aveva avuto (Giobbe 42,10).
Il profeta Ezechiele parla di come Dio cercasse persone che intercedessero per i peccati degli altri: Io ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e stesse sulla breccia davanti a me in favore del paese, perché io non lo distruggessi, ma non l’ho trovato (Ez 22, 30).
Ce lo ha ricordato anche Papa Francesco con la sua famosa preghiera delle cinque dita.
Dio non ha mai smesso di cercare, anche oggi Dio vuole intercessori.
E noi avremo il coraggio di “rimanere ancora davanti all’Eterno” per noi e per gli altri?


Se stiamo alla presenza di Dio e cerchiamo la Sua faccia, tutti possiamo ascoltare la Sua voce e stando vicini al Suo cuore far crescere in noi la compassione per quelli che Gli sono lontani e il bisogno di intercedere per loro. Dobbiamo pregare senza stancarci e attendere con fiducia e pazienza.  La madre di sant’Agostino pregò per ben vent’anni prima di vedere la conversione di suo figlio che divenne tanto innamorato di Dio da divenire uno dei dottori della Chiesa.
La vita frenetica, la fretta a cui ogni giorno siamo sottoposti e a cui siamo abituati, si riflette negativamente sulla nostra preghiera, ma ogni vero intercessore trova il modo di stare davanti a Dio anche a costo di levarsi al mattino di buon’ora o di attardarsi la sera prima di coricarsi.
Bisogna pregare, pregare sempre. Pregare è sempre possibile: È possibile anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. È possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comprate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate (S. Giovanni Crisostomo).
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Matteo 10,8). Amare gli altri senza chiedere né aspettarsi nulla non significa solo che viviamo dando gratuitamente quel che abbiamo gratuitamente ricevuto?
Possiamo amare tutti, chiunque ci sia vicino, chiunque sia anche lontano, chiunque addirittura non abbiamo neanche mai conosciuto, perdonando ogni errore commesso, ogni torto che subiamo, ogni parola di troppo che ci colpisce. Possiamo amare con tutta la nostra fiducia non per averne qualche vantaggio, ma per amore, credendo nel buono presente in ognuno di noi, nel potenziale d’amore a disposizione di tutti. Possiamo amare offrendo comprensione, accettando idee e punti di vista differenti, modi di vivere anche molto lontani dai nostri. Possiamo ascoltare non per essere ascoltati, aiutare non per venire aiutati. Noi abbiamo ricevuto la nostra vita gratuitamente, altrettanto gratuitamente abbiamo la possibilità di dedicarla agli altri.
E lo stesso non vale per il tempo? Lo paghiamo forse? Esso ci è stato dato senza compenso, non dobbiamo pagare nulla per avere le ore di vita che abbiamo.
Diceva Karl Barth: “Dio ha tempo per l’uomo”. Dio ha avuto, ha e avrà tempo per l’uomo. L’unica risposta è che anche l’uomo abbia tempo per Dio.
Gli angeli già stavano andando verso Sodoma per distruggerla, ma Abramo continuò a stare davanti a Dio anche quando la situazione sembrava senza speranza: … ma Abramo rimase ancora davanti all’Eterno (Gn 18,22).
Quando preghiamo dobbiamo ricordarci che Dio è misericordioso. Abramo sapeva che in Dio non c’è ingiustizia: Il giudice di tutta la terra non può fare ingiustizie (Gn 18,25).
Dio continua a perdonare i nostri peccati. Li perdona perché Suo Figlio Gesù ci ha amati tanto da pagare il prezzo del nostro peccato, così da poter dire al Padre: “Salvali perché per loro pago Io!”.
Ha versato la sua vita fino a morire ed è stato annoverato fra i malfattori; egli ha portato il peccato di molti e ha interceduto per i trasgressori (Isaia 53,12).
La vita di Gesù è stata una continua intercessione per i peccatori. Egli li amava e per loro è morto in croce.
Dice la Bibbia: il Signore inoltre si mosse a compassione per Giobbe, mentre costui pregava per i suoi amici, e gli rese il doppio di tutto quello che aveva avuto (Giobbe 42,10).
Il profeta Ezechiele parla di come Dio cercasse persone che intercedessero per i peccati degli altri: Io ho cercato fra loro un uomo che costruisse un muro e stesse sulla breccia davanti a me in favore del paese, perché io non lo distruggessi, ma non l’ho trovato (Ez 22, 30).
Ce lo ha ricordato anche Papa Francesco con la sua famosa preghiera delle cinque dita.
Dio non ha mai smesso di cercare, anche oggi Dio vuole intercessori.
E noi avremo il coraggio di “rimanere ancora davanti all’Eterno” per noi e per gli altri?

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Teresa, carmelitana

Teresa è stata una carmelitana :

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si può essere poeta a 8 anni ?

questa è una poesia di Lorenzo , 8 anni

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